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TONOLO, PIETRO

ITALIAN SONGS

Barcode: 8015948001189 / Cat: SCA118 / 1 CD / Label: EGEA

Qualcuno di voi si è mai chiesto cos’è una canzone? Ecco, noi in Italia di canzoni ce ne abbiamo tante, è forse il genere musicale più battuto. Si canta, la canzone: cioè la musica si suona e le parole si cantano. Si va oltre quella falda iniziale fatta di melodia, accordi, tempo, ritmo e ancora accompagnamento, arrangiamento, colori. Si va in quel substrato letterario dove la musica convive con la poesia e con la narrazione. Non è solo poesia o solo racconto. Meglio, è tutto questo, ma anche di più; molto di più. Galleggia in una dimensione magica, mistica, frutto dell’incontro tra il piano musicale e quello del racconto. Una terza dimensione, un altro da sé, da noi, spesso dal percepibile. L’addizione tra musica e parole allora disegna il senso ultimo di una canzone. Ma perché questa sia grande, memorabile devono convergere alcuni elementi su di un livello alto di fattura: la composizione, le parole, l’arrangiamento, la strumentazione, l’esecuzione, l’interpretazione. I singoli addendi, sommati l’un l’altro, compongono una grande canzone. E quando una canzone è grande, è grande. E allora ognuno di noi può cantarla, ricordarla. Ma non tutti sono in grado di capirla: ricordate la terza dimensione, l’impercettibile? Solo chi è in grado di riconoscere i singoli addendi, può farla sua. In che modo? Sostituendo, forzando, alterandone i tratti, con l’intento di personalizzarla. Ma senza intuizione e fantasia, il procedimento resterebbe incompiuto. Lo si era capito tanti anni fa, con gli standard. Già, in fondo molte sono canzoni di Broadway, altre vengono dal repertorio dei “ragazzacci” del Tin Pan Alley, cioè dalla genesi della canzone popolare.
Ecco, Pietro Tonolo deve aver ragionato così, deve aver pensato questo: possibile che ancora oggi le nostre canzoni – quelle di Battisti-Mogol, di Umberto Bindi, di Paoli, Morricone, Piccioni e tanti altri, le canoni di ieri oggi e domani – non possano diventare degli standard? Allora via a riformulare, riadattare intenzioni e sensibilità di compositori, parolieri, interpreti, in un viaggio illuminante, capace di potenziare ancor di più l’autenticità di tali gemme. Non si canta nel disco di Tonolo. O meglio, non si canta con la voce. E’ il suo sax - tenore e soprano, il primo più dell’altro – a descrivere un’arte capace di esprimersi anche senza parole, rendere espliciti ed efficaci i versi poetici; così come l’accordèon di Gil Goldstein, o il vibrafono di Joe Chambers (che qui suona anche la batteria, naturalmente), amico di vecchia data del sassofonista di Mirano col quale ha condiviso diverse tournée, anche in trio con il quarto musicista presente in questo Italian Songs: Essiet Okun Essiet al contrabbasso. Allora sì, Pietro Tonolo deve aver trovato una risposta valida e aver capito che queste canzoni sono veramente grandi, quanto quelle americane. E che possono essere interpretate, cambiate di dimensioni, senza che il processo creativo subisca alcun trauma. Specie se intuizioni e fantasia fecondano continuamente il linguaggio e l’arte di Tonolo.





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