ALTAVIA
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
OZ QUINTET

ALTAVIA


Il titolo Altavia evoca le altezze alpine, dalle quali il cielo avvolge lo sguardo, anche quando l’occhio scruta verso il basso. Le montagne sono familiari ai componenti dell’Oz Quintet, gruppo altoatesino riunitosi da poco più di un anno sotto un’idea ben precisa, che dagli alti sentieri scavati nella roccia guarda in varie direzioni: all’azzurro del Mediterraneo, all’America del jazz, della fusion, del funk, ma anche dei ritmi latini.
Musicisti che provengono da ambiti ed esperienze diverse, che qui riescono a definire una dimensione accurata ed equilibrata nelle sue varie componenti. Larga parte hanno nell’economia del gruppo il sassofonista Fiorenzo Zeni e il chitarrista Michele Ometto, spesso autori di assoli pregevoli, ma il quintetto vive dell'apporto paritario e della perfetta fusione di tutti componenti, con la sezione ritmica ben lubrificata di Marco Facchin alle tastiere, Victor Tirado al basso e Sandro Giudici alla batteria. E' musica eseguita con schietta convinzione, senza pretese di innovazione, ma con l'intento di infondere calore, solarità, di pulsare con vitalità. La matrice del gruppo si può reperire in certo jazz-rock anni Settanta, in Quincy Jones, in Corea e nei suoi deliziosi flavors latino-spagnoleggianti, in Pat Metheny e Al Di Meola.
Dal supporto discografico si capisce che il progetto dell'Oz Quintet è costruito anche per funzionare egregiamente dal vivo: prova ne sono i due brani conclusivi del disco, registrati in concerto. Il potenziale live spicca nel funky latino di Una tira l’altra e soprattutto nel gustoso Tenor shuffle, in cui il classico ritmo incalzante delle orchestre di boogie woogie viene preso con atteggiamento funky, e fa da trampolino al generoso strumento di Zeni e al trombone dell’ospite di riguardo Luigi Grata.
Cura particolare è posta alla costruzione dei pezzi, all'amalgama degli strumenti. In mezzo agli impasti orecchiabili scopriamo preziosi disegni melodici e raffinati percorsi armonici. La melodia impregna tutta la musica e tocca momenti di intesa espressività in Laggiù nel cielo e in Una piccola storia, due deliziose miniature affidate alla chitarra e al sax tenore.
Funkyntimo sembra uscito dagli anni Settanta di un rock-jazz melodico e leggero. Azzurro Mediterraneo, introdotto dalle inflessioni flamenco di Isadeni, è un brano gustoso, dove i sapori e i ritmi andalusi vanno a sfiorare un acceso clima messicano. Emblematico della fisionomia del gruppo è Big All, che propone l’alternanza di aperture acustiche della chitarra e di eleganti digressioni dell’insieme.









 
       
 
 
         
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