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ARCELLI CRISTIANO

URBAN TAKE


Cristiano Arcelli è un musicista umbro. La sua formazione è avvenuta attraverso la frequentazione di esperienze musicali che vanno dal jazz, alla musica classica, alla musica etnica. Il suo impegno, oltre alla pratica esecutiva, è stato sempre diretto verso la composizione, la scrittura musicale. Urban Take è il secondo lavoro discografico che Arcelli ha pubblicato per RADAR. Il primo, Bestiario, ha ottenuto un positivo riscontro da parte della critica specializzata. Urban Take costituisce un ulteriore tappa nell'attività professionale e artistica di Arcelli. E' un CD molto strutturato. I brani proposti sono tutti originali. L'organico impiegato, sovente, cambia da brano a brano. Gli arrangiamenti sono curati nel dettaglio. L'ambientazione musicale generale ha un carattere chiaramente urbano, contamporaneo. Le immagini contenute nel booklet contribuiscono meglio a definire tale connotazione urbana della musica. Ciascun brano è volutamente legato ad una specifica immagine fotografica. Ciò ad indicare un'angolatura preferenziale di fruizione dello spazio. Uno spazio vissuto in modo polivalente, volutamente ambiguo. Lo stesso Arcelli, nelle note di copertina, scrive:
“Vi propongo un esperimento. Scendete in strada ed iniziate a camminare fra i palazzi, vedrete che attraversando i vari quartieri la gente che incontrerete cambierà con la realtà che avrete intorno, i suoni si modificheranno e diventerà urgente portarli vicini. “Prendere” una realtà urbana, scriverne il racconto musicale, è diventato per me necessario per averne un’immagine consapevole. Ci si accorge che i luoghi non sono più come ci appaiono ma sviluppano relazioni continue e in costante
cambiamento con le persone, con i cittadini. Così: un’ impalcatura diventa un’opera di ammirazione statica e terribile presentimento. La vetrata di un terrazzo, una navetta di salvataggio.
Il locale bancomat di una banca, il rifugio notturno per dei senzatetto. Un bar di periferia, un avamposto di frontiera. Un anziano che cammina fra degli occasionali maratoneti, un richiamo alla saggezza del tempo. Allo stesso modo il viaggio del vostro esperimento, si ricostituisce fra i musicisti con cui suono e con la musica che li contiene, ritrovo gli stessi colori, le masse pesanti che si spostano, la sovrapposizione di immagini. Ci sono dei posti dove abbiamo deciso di vivere: li chiamiamo città. Non credo sia importante che siano luoghi belli o spazi accoglienti, strade orribili o palazzi invivibili, la cosa che mi colpisce è come le persone riescano ad entrare in relazione con essi, in che modo i cittadini adattino alle città il proprio comportamento e riescano a diventarne parte.”
Cristiano Arcelli









 
       
 
 
         
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