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FUERA
 
ORIENTAL BASS
 
 
 
 
 
GARCIA-FONS RENAUD

ORIENTAL BASS


Bastano pochi minuti per innamorarsi di questo disco. Quelli dell’iniziale "Oriental Bass": un’esplosione di colori a base di fisarmonica, clarino e percussioni che riassume gli orizzonti artistici di Renaud Garcia-Fons. L’eclettico contrabbassista vive tra la Spagna e la Francia (nazioni che ha nel sangue), ma ha la mente ben più in là. Lo dice apertamente nelle note interne del disco: "Ho fatto un sogno sul contrabbasso - metà zingaro, metà mauretiano - che viaggiava tra l’India verso l’Andalusia, passando per il sud e il nord del Mediterraneo."
E tutto il disco ha una musica apolide, per così dire, anche grazie alla tavolozza dei timbri di cui dispone il bassista e che utilizza nel miglior modo possibile, illuminando la scena alla maniera dei più bravi impressionisti. Tablas e marimba (Jean-Francois Roger), flauti (Chris Hayward), trombone (Yves Favre), liuto (Claire Antonini), chitarra flamenco (Vicente Pradal), tar, bendir, derbouka (Rabah Khalfa), rappresentano strumenti che provengono da tradizioni musicali differenti, fatte convivere senza intaccarne l’identità. Questo è il miracolo del disco.
Che non sarebbe del tutto compiuto se non si aggiungesse la stupefacente bravura tecnica di Renaud Garcia-Fons: suona lo strumento utilizzando al meglio tutto lo spettro della sua tessitura e ravvivando le sue possibilità timbriche quando con l’arco avvicina il contrabbasso alla viola e al violoncello.
Dall’irresistibile tema in 5/4 di "Goodjinns" (un inimitabile esempio di accostamento timbrico) ai sapori mediterranei di "Jullundur"; dall’andamento flamencato per solo basso e percussioni e handclapping di "Bajo Andaluz" al lirismo latino nel solo di fisarmonica di "San Juan", con Oriental Bass (insieme agli acclamati Alboreá e Légendes), Garcia-Fons getta un ponte tra oriente ed occidente, portando lo spirito del jazz a spasso per le vie rurali e suggestive della tradizione.

Imperdibile.






 
       
 
 
         
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