Frutto della ostinata progettualità che rappresenta ormai un marchio di fabbrica inconfondibile della EGEA - fiore all'occhiello, le registrazioni live nei teatri storici dell'Umbria - "Mediana" traccia l'ennesimo itinerario mobile e misterioso che unisce sponde di rive teoricamente inconciliabili. Suoni e atmosfere del mediterraneo (Nord Africa song), sorvolano melodie baltiche, s'incontrano con sinuose danze popolari (Processione), o sognanti canti sardi (Fiorassiu), trascinati dolcemente alla deriva dal suono epico delle launeddas, lo strumento più antico e affascinante dell'isola.
Un lavoro spontaneo quello orchestrato da Paolo Damiani & Co. i quali ci conducono verso storie senza tempo, perennemente in bilico tra notturna nostalgia (Frag 2, Ri(in)canto) e atipica narrativa moderna (Talking, Cos'è che ti fa andare così). E se il futuro del jazz, come da molti anni si predica, è basato anche sullo sviluppo e sull'attenta ricerca delle musiche tradizionali di altri mondi possibili (anche i mondi artificiali hanno un loro fascino), ben vengano dischi come questo, che confermano abilmente la morte del giro armonico (da queste pagine ne parleremo all'infinito), e che aprono nuove ipotesi e nuove "alternative" di musiche possibili, ancora tutte da ampliare in un futuro che è ormai alle porte.
Gianmichele Taormina
Moins aventurière qu'elle aurait semblé au début des seventies, la démarche de ces sculpteurs de free tournés vers la tradition régionale résonne néammoins avec une surprenante actualité. "Mediana" fait référence à un type de launneddas. Que l'on considère l'instrument, le groupe ou l'album, "Mediana" est exemplaire par la façon dont ce projet sans complaisance se positionne dans le monde moderne.
Francisco Cruz