Solo
di GALLIANO Richard
Un giorno Richard Galliano incontrò il grande Astor Piazzolla, che gli disse: “Il jazz che suoni tu sa troppo di americano, riscopri le tue radici francesi, inventa un nuovo tipo di Musette, così come io ho reinventato il tango argentino”. E infatti nella Musette di Galliano si mescolano reminiscenze swing, marcati echi di tango, giri di valzer dei bistrot parigini e tanta poesia. Quella poesia che seppe emozionare il pubblico di Umbria Jazz Winter la notte di Capodanno del 1998 a Orvieto, in una memorabile performance in solo, per celebrare l’avvento dell’anno che avrebbe chiuso il secondo millennio. Una serata che prende le mosse dall’apparente facilità della Chanson, alla sensuale attrattiva dei balli e delle melodie dei Café Chantants, oppure rubando i segreti della musica popolare di tutto il mondo (il jazz o i ritmi del Sudamerica). Ed è in quel momento magico e irripetibile che Galliano è andato a ritrovare le sue radici, secondo il suggerimento di Piazzolla, per inventare un linguaggio personalissimo, in continuo dialogo con il passato, sempre nuovo, diverso e di irresistibile suggestione. Alcuni temi sono già noti al pubblico di Galliano, ma questa volta le melodie più familiari si coniugano con una serie di coinvolgenti variazioni, un incredibile vibrato, un lessico improvvisativo ed espressivo davvero inusitato: a servizio della propria sensibilità mette in luce solo una parte del suo virtuosismo tecnico e tuttavia sembra siano in tre a suonare. D’altronde, è anche questa la magia di un live, e tanto più in solo: superare, stravolgere, perfezionare i limiti imposti da una studio session. Un concerto molto trascinante, ben equilibrato tra la delicatezza del ricordo – latente ma mai ossessivo – del maestro che fu e l’impeto passionale del tango, sua musica prediletta.