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Numero di catalogo: 3001868

oggetto
Sicilia Canto Nuovo

di AA.VV.

Uno sguardo davvero acuto quello che “Sicilia, Canto nuovo” posa sui territori musicali isolani, alla ricerca dei nuovi sentieri che riallacciano i fili con le più radicate espressioni musicali di tradizione orale. Curatore di questo prezioso compact disc, pubblicato di recente per la Iris Music, etichetta discografica d’oltralpe, è Claude Monnet, giornalista francese con innata vocazione musicale. Rivivendo con naturalezza l’acuto spirito di osservazione dei viaggiatori d’altri tempi, Monnet fa emergere dalla sua raccolta di documenti sonori una Sicilia musicale in parte sconosciuta, sicuramente fuori dai mercati di consumo, restituendo nel “Canto nuovo” dei musicisti d’oggi la dignità alta di una tradizione troppe volte negata o, peggio, mistificata. Mettendo al centro dell’attenzione il tema della memoria musicale, che interagisce con i codici di comunicazione del presente e le ricreazioni d’autore, Monnet, in un fascinoso gioco di rispecchiamenti sonori, delimita un orizzonte dove emergono individualità musicali dai profili luminosi, di cui la Sicilia può andare legittimamente orgogliosa. Una delle chiavi di lettura che offre il compact disc è certamente quella che ci riconduce agli elementi costitutivi della musica popolare siciliana, dunque alle radici della tradizione orale e ai contesti di vita agro-pastorale, che per secoli hanno modellato una concezione del mondo e della vita oggi dispersa nella deriva della nostra condizione esistenziale. A scanso di equivoci, va precisato che quello dei musicisti che si ascoltano nel compact disc, nei confronti della tradizione dei loro padri, non è un approccio nostalgico, non è nemmeno una rischiosa fuga all’indietro alla ricerca dell’età perduta. Piuttosto dalle loro composizioni originali o dalle rivisitazioni di temi tradizionali emergono con forza, declinate alle non indifferenti qualità musicali individuali, i valori primari e i tratti distinti della musica popolare, ovvero le forme vocali taglienti, maschili e femminili, unite al canto dai contenuti lirico-amorosi, di lavoro, o anche al tipico registro verbale non-sense ; il pulsare ritmico dei tamburelli, che spande un’energia vitalistica contagiosa; i suoni arcaici dei fiati pastorali, dall’umile flauto di canna alla zampogna a paro; fino ai temi di danza della tradizione trasfigurati, a volte, nel gioco strumentale virtuosistico. La cifra estetico-musicale offerta dalla compilation , tuttavia, non conduce verso il genere di contaminazione etnica, oggi tanto di moda, o nella più asettica area di rivisitazione filologica, e nemmeno strizza l’occhio alle semplificazioni folkloristiche da Sicilia oleografica. Consapevoli fino in fondo della necessaria mediazione creativa individuale, che costituisce l’unica discriminante sul piano della qualità artistica, i musicisti che si ascoltano nel disco, si sente chiaramente, hanno conosciuto e praticato gli stilemi vocali e strumentali della tradizione e, soprattutto, hanno respirato e assorbito fino in fondo i sentimenti di vita di quella cultura musicale siciliana, ormai confinata negli archivi etnomusicologici. Pur provenendo da esperienze diverse, i tanti musicisti, chiamati a raccolta da Monnet, danno così vita a performance davvero esemplari che, oltre a regalarci con generosità emozioni forti, svelano una comune e vera passione per la Sicilia musicale d’altri tempi, da rispettare e amare. Ma vediamo ora di conoscere da vicino i protagonisti di questo bel disco, che speriamo possa essere distribuito presto in Italia, oltre che in Francia. In apertura si ascolta Cecilia Pitino, interprete dalla vocalità vibrante, in Cantari la notti , su un testo lirico davvero tagliente. Poi è la volta di Alfio Antico, notissimo percussionista, oltre che cantore, che offre in Ma guarda guarda e Fila Fila un saggio del suo talento, oscillante tra il pulsare ritmico di antica memoria del suo inimitabile tamburello e un livello verbale dal gusto ironico e divertito con inaspettati e sonori slittamenti semantici. Con Rota Rotedda Giancarlo Parisi, in compagnia degli inseparabili, Massimo La Guardia e Tanino La Guardia, ci regala invece un distillato di parole e musica di struggente malinconia. Sara Capello, in Voca, Voca ci riporta in volo nella vocalità femminile siciliana, con risonanze espressive davvero rare, lungo una limpida linea melodica. Un’esplosione ritmica davvero irresistibile giunge con la Tarantella di Petrarosa , proposta da Massimo La Guardia, che anche nel doppio ruolo di solista (alla tammorra e al canto) mette in mostra idee e qualità musicali non comuni. Un vero pezzo di bravura al flauto di canna lo propone Carmelo Salemi con Teatro dei Pupi , che restituisce per intero all’umile strumento pastorale una dignità musicale insospettata, con fraseggio nitido costellato da arditi virtuosismi. Mutuando con massima libertà ricreativa lo stile affabulante dei cuntastorie , contaminandolo quanto basta, Francesco Giunta e Giuseppe Cusumano ci guidano con Isabella negli arabeschi di una storia che sconfina nella leggenda. Riappare poi, graditissimo, Giancarlo Parisi, con Lazzaro e La Guardia, ne La casa dei venti , raffinata composizione ispirata alle sonorità che avvolgono terra e cielo. Anche quello di Cecilia Pitino è un ritorno che emoziona con quello splendido brano, U spiculaturi , che trasuda la fatica del lavoro e del vivere nella Sicilia perduta per sempre, nello stile magnificamente reinventato del canto dei carrettieri. Il Ballu tunnu , proposto dal gruppo Tammorra, e la Danza sicula , che vede impegnati sulla scena i fratelli Salemi, Carmelo al flauto e Paolo alle percussioni, ci restituisce, nelle diversità degli stili, la dimensione della danza popolare isolana come spazio rituale-sonoro, specchio di una cultura fortemente radicata. Con Nesci Suli , della Compagnia di Canti Popolari “Antichi Suoni” guidata da Michele Saccone, una dei più interessanti gruppi strumentale-vocale siciliani, perché saldamente legato al territorio, in particolare quello dei Nebrodi, si scivola nella dimensione più autentica della tradizione, dove poesia e musica s’incontrano felicemente. Gli ultimi due titoli di “Sicilia, Canto nuovo” rispettivamente Diciunu cà, affidata alla voce ricolma di densità espressiva di Alfredo Anelli, e Vurri di lu sangu, nella splendida interpretazione di Marilena Monti, ci mostrano altri originali orientamenti di ricerca, in grado di coniugare la memoria del passato con le inquietudini del nostro spiazzante presente. Un disco, dunque, da premiare, come si usa fare nelle riviste specializzate, almeno con quattro stelle, che caldeggiamo di ascoltare, distribuzione permettendo, tutto d’un fiato, lasciandosi dolcemente avvolgere dai sentimenti e dalle emozioni di una Sicilia musicale che sorprende e affascin

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