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Vi racconto la forza positiva di Andrea Parodi mio marito
AVVENIRE 17 giugno 2007

Valentina Casalena ha la voce delicata delle persone forti. Sulle sue giovani spalle di trentenne c’è infatti il peso dell’addio che ha dovuto dare il 17 ottobre scorso al padre delle sue figlie, di appena uno e tre anni. Valentina Casalena è la moglie di Andrea Parodi, cantante noto con i Tazenda agli inizi degli anni Novanta e poi capace di costruirsi un proprio percorso originale tra musica popolare, sacra e di ricerca. Abbiamo scritto «è la moglie»: ma non è un errore. Perché la signora Casalena parla di Andrea al presente, e nel presente lo riporta. Producendo insieme a Michele Palmas l’ultimo disco di Parodi, Rosa Resolza. Ovvero rosa e coltello, grazia e forza in sardo. Un cd colmo di emozioni inciso con la brava Elena Ledda, protagonista della musica sacra (e non) pure all’estero. Il disco esce domani: lo accompagna la testimonianza di questa donna che l’ha vissuto come atto d’amore che da oggi dona, pudicamente, a chiunque voglia scoprirne la poesia. Dentro, di Parodi, ci sono forza e malattia, sogni e preghiere, grinta e paure, un congedo ed un grazie. Pure dire addio alla vita, in fondo, è viverla. Signora, che cosa voleva lasciarci Andrea? «Non ha mai pensato ad altro se non esprimere quanto aveva dentro. Anche se dentro era consapevole che questo progetto sarebbe stato l’ultimo, ne aveva già pronto un altro, in ligure. Qui corona il sogno di cantare dopo anni con Elena: avrebbe dovuto essere un disco di soli canti sacri, però, non essendo riuscito a registrare tutto quanto avrebbe voluto, ne sono restati solo due. In compenso è divenuto un cd vario che di Andrea e del suo percorso dice quasi tutto». Quanto avete dovuto lavorare per completarlo? «Lui aveva dato già la direzione, ed ovviamente aveva cantato tutto: un paio di brani in casa, perché la malattia è stata dolorosa. Dopo la sua scomparsa abbiamo inserito gli arrangiamenti, seguendo le sue indicazioni, e la voce di Elena». Che cosa significava per lui il canto sacro? «Avvicinarsi a Dio, pregare. L’ha sempre fatto, la sua Ave Maria in sardo è popolare da vent’anni. Qui ci sono una sua versione dello Stabat Mater secondo Maria Carta e un tradizionale riletto da Elena». La malattia ha cambiato il suo rapporto con la fede? «L’ha rafforzato. Ma io l’ho conosciuto che aveva già superato i dubbi. Quando seppe di avere un tumore allo stomaco e che era tardi per agire, disse "se mi hanno dato questo vuol dire che posso affrontarlo". La chemioterapia è stata atroce, ma lui non aveva paura di mostrarsi calvo, di andare in tv a farsi portavoce di chi soffre. E di continuare a cantare». In questi giorni esce anche il disco del ritorno dei Tazenda. Qual era il suo rapporto con loro? «Si separarono solo per motivi artistici. Cercava nuove strade, impiegò anni per tornare al pubblico. Ma poi lo chiamò Di Meola in tour mondiale, ricevette riconoscimenti che lo ripagarono. I Tazenda rimasero una parte di lui: ma da superare, non da rinnegare». Nel loro cd un duetto virtuale: che ne pensa? «Ho seguito il progetto e se qualcuno pensa che lo usino dico che non è così. Anzi. Tornano dopo dieci anni, è giusto che nel loro album ci sia Andrea. Sono diventati importanti con lui, ora lo fanno rivivere». Aveva fatto un bilancio artistico della sua carriera? «Era convinto di aver fatto tutto secondo coscienza. Gli è mancato il tempo di unire la musica con altri linguaggi, ci è riuscito solo una volta con Noa, e di scrivere e cantare in ligure un disco intero». Dopo «Rosa Resolza», che progetti ha? «Vorrei una Fondazione. E un Festival annuale per i giovani che aiuti anche la ricerca contro i tumori. E poi portare fuori dalla Sardegna cd come Intimi raccolti nonché ridistribuire il live con Di Meola». Signora, come vorrebbe fosse ricordato Andrea? «Lui è la voce della Sardegna, scusi se uso il presente. Il suo entusia smo lo porta alla gente e porta la musica della gente al mondo. Sarebbe stato uguale se fosse nato altrove. Sa come lo vidi la prima volta? In tv. E lì capii la Sardegna oltre le etichette: fra il suo canto e il suo sorriso».
Andrea PEDRINELLI
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Parla la vedova dell’ex leader dei Tazenda che ha prodotto il cd postumo «Rosa Resolza» che esce domani: «Doveva contenere solo canti sacri, ma non ha fatto in tempo a registrarli Quelli presenti raccontano la sua fede, ancora più grande nella malattia»
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