Michael Nyman è uno dei maestri indiscussi del minimalismo, la corrente musicale di Philip Glass, Steve Reich, John Adams e, in parte Wim Mertens, nonché uno dei piu’ importanti compositori del Novecento. Sono sue alcune delle colonne sonore piu’ memorabili degli ultimi anni, da La tempesta di Peter Greenaway a Lezioni di piano di Jane Campion. Oggi, a 55 anni, tiene concerti in tutto il mondo, mentre decine di registi lo inseguono per fargli comporre le musiche dei loro film. Suoni che nascono "da un’angoscia musicale molto personale", e riescono a combinare folk, elettronica, musica sacra e classica, in una miscela sonora emozionante, perche’ la musica - spiega - "e’ potenza, passione, istinto, dolore".
Diplomato alla Royal Academy of Music e al King’s College di London, dopo un un periodo trascorso a studiare musica folklorica romena, Nyman si conquista una reputazione come critico musicale (e’ lui a coniare il termine "minimalismo" nel 1968), componendo saltuariamente musica per teatro, cinema e conservatorio. Per il secondo, in particolare, nel 1973 concepisce "1-100" (variazioni e rallentamenti sul valzer del "Danubio Blu" per solo pianoforte) e Keep It Up Downstairs (1975), che proseguono il progetto di "decadimento" del suono iniziato con Bells (1971) per percussioni metalliche (campane, gong, triangoli, tamtam, ecc.). La "Decay music" di Nyman rivisita la lezione "slow-motion" di Steve Reich e quella ambientale di Brian Eno, disegnando nuove traiettorie armoniche.
Nel 1982, la lunga M-Work prosegue la sua revisione in senso comico del minimalismo, tra scherzi d’autore, contrappunti, cori e crescendo. Ma è soprattutto grazie al sodalizio con il regista inglese Peter Greenaway che Nyman si afferma nell’olimpo dei compositori neoclassici.
Una collaborazione che si rivela subito vincente. "Greenaway - racconta il compositore inglese - mi chiedeva un commento sonoro a una sequenza di cinque minuti ed io lo scrivevo, ma non mi ha mai detto che cosa volesse. Il nostro, in un certo senso, era un lavoro alla pari. Un regista pensa di dirigere anche il compositore e questo non va tanto bene... Con Peter Greenaway non ho mai dovuto implorare un po’ di libertà creativa, perché questa è una cosa molto normale con lui. Oggi mi rendo conto di avere avuto un grande privilegio a lavorare con un regista che mi consentiva semplicemente di farmi sedere al pianoforte e comporre la musica che volevo per accompagnare le sue immagini".
La prima opera del duo Greenaway-Nyman e’ la colonna sonora di The Draughtsman’s Contract (Il mistero dei Giardini di Compton House), mirabile fusione di classicismo e modernita’, pervasa da un senso arcano e magico. "Chasing sheeps is best left to sheperd" e’ forse il brano piu’ importante dell’opera, che viene presto seguita da altre collaborazioni di successo: lo stupendo Prospero’s Books (L’Ultima tempesta), la complessa "Drowning By Numbers", una serie di variazioni sulla sinfonia concertante di Mozart per ensemble di venti strumenti e l’incalzante filastrocca di Water dances (Giochi nell’acqua), le melodie vibranti di Lo zoo di Venere e Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante.
Una musica ariosa, a tratti barocca, che si regge su travolgenti progressioni di archi, sulla ripetizione insistita di frasi elementari e su melodie antiche da adagio settecentesco. Ma soprattutto, una musica visionaria, in grado di suscitare le stesse emozioni dei fotogrammi per i quali e’ stata scritta: "Non ho mai composto coscientemente musica visuale - spiega -. Nessun fotogramma di nessun film mi ha fatto pensare: ’Devo esprimere quest’immagine con la tale musica...’. La mia opera ispira spesso immagini profonde e inconsce, oniriche. Se si legano immagini diverse alla mia musica penso che vada tutto bene. Differente è pensare che a essa possano andare collegate solo le scene del film. La musica acquisisce forza e anima dalla nostra memoria e dalla nostra coscienza. Molte delle mie composizioni sono legate di fatto ai film di Greenaway, mentre nella mia mente sono connesse a sensazioni ed emozioni che ho vissuto precedentemente a quando ho composto queste note".
Un giorno, pero’, tra il regista inglese e il suo compositore di fiducia qualcosa si e’ spezzato: "Abbiamo litigato ferocemente e da quel giorno non ci siamo più parlati - ha raccontato Nyman -. Personalmente sono convinto del fatto che gran parte del successo dei suoi film sia stato dovuto alle mie colonne sonore. Dal 1991 fino al 16 luglio 1998 non gli ho mai più rivolto la parola. La scorsa estate, però, sono andato ad Amsterdam a vedere la messa in scena della sua opera ’Rosa’. Sono andato a trovarlo in camerino, l’ho abbracciato e gli ho detto: ’È bello vederti di nuovo...’. Era molto stupito di vedermi, perché non avrebbe mai pensato che andassi a trovarlo. Ora che abbiamo rotto il ghiaccio è possibile che la nostra collaborazione prenda di nuovo il volo". Per il momento, bisogna accontentarsi dell’antologia che porta il loro nome: Nyman/Greenaway Revisited.
Un’altra tappa significativa della carriera del maestro britannico e’ The Man Who Mistook His Wife For A Hat (1987), per settetto, che aggiorna la grande tradizione britannica delle opere da camera, tra minimalismo romantico e canzone da musical.
E le musiche di Carrington sono un’ulteriore riprova della sua raffinata eleganza.
Ma quella che e’ forse oggi la sua opera piu’ famosa e’ la colonna sonora di Lezioni di Piano (The Piano) della regista australiana Jane Campion (quasi due milioni di copie vendute). Una sonata per pianoforte dominata da una struggente malinconia e da quel senso trascendente che si puo’ cogliere anche nel film. Quella di Nyman, infatti, e’ anche musica apocalittica, profondamente pervasa da un senso di morte: "Considero la Messa da Requiem come la massima espressione della musica dei secoli scorsi in relazione con la morte. La sua ritualità serviva a esaltare la dimensione sacrale e spirituale. Per un compositore scrivere un Requiem era un affare assai complesso. Nelle mie musiche, invece, viene meno l’aspetto religioso, perché non ho l’abitudine formale di ritualizzare attraverso la religione i contenuti delle mie composizioni sulla morte. Dal punto di vista artistico, il mio rapporto con la morte è nato in maniera del tutto casuale. Nei film di Greenaway la riflessione sulla morte è sempre molto presente e così io ho dovuto confrontarmi con essa quasi per caso. La scomparsa di alcuni miei amici poi ha mostrato quanto fosse necessaria in me una risposta dal punto di vista musicale a questi momenti tragici. Ricordo ancora il più doloroso incontro con la morte che io abbia mai avuto, ovvero la notizia di quello che accadde nello stadio dell’Heysel di Bruxelles ai tifosi della Juventus nel 1985. La scomparsa di quelle 40 persone è stata qualcosa che mi ha turbato profondamente, per sempre".
I critici hanno sempre collegato la sua musica a quella di Philip Glass e Steve Reich, i due pionieri americani del Minimalismo, ma lui, in parte, nega: "Non credo che ci sia questo legame cosi’ forte. La mia musica nasce dalla conoscenza dei loro suoni ma poi prende altre strade. Un compositore si deve basare su cio’ che gia’ esiste, Bach ascoltava Vivaldi, Vivaldi ascoltava Corelli, e cosi’ via fino a Monteverdi. Ci sono comunque un linguaggio e un attitudine, comuni".
Ora, mentre i registi piu’ celebri se lo contendono e le orchestre di tutto il mondo sognano di poter eseguire le sue composizioni, Michael Nyman vive per lo piu’ nella sua magione del 18° secolo nei Pirenei francesi, insieme alla moglie estone Aet. Un paio di mesi l’anno si reca nella sua casa di Londra dove coltiva la sua passione calcistica per i Queen’s Park Rangers. E gira il mondo con la sua "Michael Nyman Band". Con in testa un sogno: "Mi piacerebbe che tutto il mondo si sentisse ispirato e aiutato dalle mie composizioni, che la gente in discoteca, cosí come gli accademici, ascoltassero i miei lavori e ne traessero un beneficio personale. Forse, non capiterà mai, perché io continuerò comunque a scrivere principalmente per me. Ad ogni modo, staremo a vedere.".