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Sellerio: «Grazie al jazz riscatto la vera Sicilia»
La figlia dell'editore: "Per rilanciare la cultura siciliana l'ho fusa con la musica afroamericana"
ACCABBANNA

Accabbanna in siciliano significa «dalle nostre parti»: infatti l'album del duo, che reca lo stesso titolo, è un progetto cultural-musicale sulla Sicilia, per dare voce moderna a tradizioni antiche

AVVENIRE (2 agosto 2005)

L’appuntamento è stasera a Palermo, ma anche l’8 agosto a Taormina. Due (prime) occasioni per ascoltare dal vivo il progetto Accabbanna di Olivia Sellerio e Pietro Leveratto. Accabbanna in siciliano significa «dalle nostre parti»: infatti l’album del duo, che reca lo stesso titolo, è un progetto cultural-musicale sulla Sicilia, per dare voce moderna a tradizioni antiche. Con il canto di Olivia Sellerio, il contrabbasso e gli arrangiamenti di Pietro Leveratto si spazia dai Canti Popolari Siciliani di Salomone-Marino alle registrazioni storiche del Folkstudio di Palermo fino a brani originali. Si va dai testi del Corpus realizzato da Alberto Favara a una poesia giovanile di Andrea Camilleri, dall’arte di Rosa Balistreri ad Ornette Coleman. Perché «è venuto spontaneo -spiega Leveratto- accostare la prassi dell’improvvisazione jazz con le forme libere delle melodie popolari».
Olivia Sellerio, come nasce «Accabbanna»?
«È una storia iniziata cinque anni fa. Per realizzarlo ho dovuto prima maturare io come interprete, poi trovare il compagno di viaggio giusto. Il primo nucleo del disco era formato da brani originali scritti su testi di poeti siciliani dell’Otto e Novecento, oltre a canzoni folk. Però c’era discontinuità fra le parti del lavoro. Con Leveratto ho trovato la strada: c’è comune attenzione al jazz e la mia ricerca popolare si è fusa con la sua attenzione per le partiture contemporanee, da Stravinsky al folk. E finalmente ho finito un disco».
Perché, altri invece li ha abbandonati a metà?
«Sono quindici anni che non finisco dischi. Non volevo fare qualcosa di cui potessi pentirmi: questo album è il primo ma pure quello della mia maturità, l’ho finito perché lo sento adeguato a come sono. E badi bene, sono contenta che sia andata così».
Qual è la chiave che unisce le anime del lavoro?
«Non la filologia: non ci interessava. È una raccolta di brani interpretati conoscendo il documento, ma con l’anima di oggi: fatta dunque anche di jazz, di folk e di comunicativa pop».
Lei è figlia di un noto editore: ha seguito un percorso letterario nella scelta dei testi?
«Per me è fondamentale cantare parole che pesino. Non parlerei di percorso letterario, però credo che Accabbanna rappresenti la natura del siciliano. Un siciliano che oggi non c’è più, forse».
Il testo di Camilleri da dove viene?
«È una delle poche cose rimaste del nucleo iniziale del lavoro. Avevo già scelto scritti di Ignazio Buttitta e Maria Attanasio, mi intrigava Camilleri anche se ero spaventata dalla sua sensualità così, diciamo, colorita. Mi ha mandato invece poesie giovanili: Latri di passu parla di amicizia in modo inedito, senza quel retrogusto di onore che da noi diviene paravento per mille nefandezze. Mi hanno chiesto di cantarla anche per uno speciale Rai su di lui che sarà legato al ritorno in tv di Montalbano».
Per la sua voce questo disco che prova è stata?
«Dura, c’erano musica scritta, improvvisazione jazz, comunicativa pop. E dovevo essere spontanea… Ho lavorato contemporaneamente su tre aspetti diversissimi della mia voce: timbro da contralto, vibrato e quella che qui chiamano "voce che ride"».
Non avete mai avvertito il rischio di far perdere spessore al siciliano, lingua fisica, viscerale, anche tragica, puntando sulla comunicativa?
«È per questo che il disco esce ora. Nel lavoro di cinque anni fa la parola era stata fagocitata dal jazz: qui invece non ci siamo mai ribellati a lei, anche quando sono sopra le righe è perché serve».

Andrea Pedrinelli

Accabbanna in siciliano significa «dalle nostre parti»: infatti l'album del duo, che reca lo stesso titolo, è un progetto cultural-musicale sulla Sicilia, per dare voce moderna a tradizioni antiche


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